La divina sapienza

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Riusciamo ad entrare in Santa Sofia per un soffio prima della chiusura della biglietteria e vi passiamo un’ora : eccomi, sono dentro all’immagine che dominava i miei sogni più folli. Ho ammirato tante belle fotografie di questo luogo ed ora sono realtà, prendo possesso della mia immaginazione.
Adesso è solo un museo, forse è trattata come tale. Ma il viaggiatore che vi entra con spirito davvero interessato non saprà paragonare questa esperienza a nessuna delle categorie note e troppo spesso date per scontate.
Questo luogo ha ospitato 1500 anni di storia, fede, potere, cultura, violenza: ha visto i primi sinodi della chiesa e le incoronazioni degli imperatori bizantini; prima è stato un’importantissima chiesa per quasi 1000 anni, poi una moschea per via della conquista ottomana, da circa 80 anni è un museo per opera della laicizzazione di Ataturk; è stata molte volte danneggiata da incendi, saccheggi, crolli e guerre (tra cui le crociate ovvero quando i talebani eravamo noi); ora si dice addirittura sconsacrata, ma qui dentro questa parola è semplicemente priva di senso.
Chiesa, moschea o museo, la natura di questo edificio non può cambiare: esso è una gigantesca scultura che dà una pallida rappresentazione dell’Infinito, dell’Origine, del puro Essere, e ad esso rende il miglior omaggio che noi piccoli esseri umani possiamo concepire.
Possiamo chiamarlo Dio o Allah, ma tutti proviamo la stessa cosa: tutti possiamo provare a sentire vicino a noi il suo amorevole sguardo rappresentato dall’immensa cupola.
Guardo verso l’abside e penso che Divina Sapienza (Santa Sofia significa appunto questo) sia proprio il nome giusto per questo luogo.
La Divina Sapienza che supera ogni divisione, dissipa l’ignoranza e la diffidenza, fa svergognare ogni gioco di potere ed ogni pretesto, trova la sua più forte rappresentazione nel mosaico della Madonna con Gesù bambino e nella nicchia che indica la Mecca, insieme vicinissimi, a pochi metri di distanza. Così vicini che i miei occhi li possono guardare entrambi nello stesso tempo.
Quel bambino ci ha portato la Buona Notizia per proporci di realizzare un mondo migliore, non per alimentare le ostilità fra noi.
Una provocazione: è così semplice. Al di sopra delle differenze la sostanza è la stessa. Perché non può essere ovunque come qui?

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