Pseudoprofessioni, ovvero: se chi ci aiuta ne sa meno di noi

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Vi piacerebbe sapere che il bagnino incaricato di sorvegliare sulla sicurezza dei vostri bambini non ha mai fatto un corso di nuoto? O che chi vi opera al cuore non è laureato in medicina? Accettereste ugualmente di affidarvi a questi “professionisti”?

Immagino di no. Eppure questo è ciò che succede ogni giorno nel campo della salute psicologica. Certo, se affidate il vostro benessere emotivo a una persona incompetente, per male che possa andare almeno non rischiate di rimetterci la pelle. Ma la vostra felicità non è altrettanto importante? Per non parlare del tempo, dei soldi e delle energie mentali investiti.

Superare la propria infelicità, liberarsi delle proprie difficoltà psicologiche, risolvere un disturbo da attacchi di panico o un altro quadro sintomatico: aspettative così alte vanno trattate con il massimo rispetto.

Eppure, esistono moltissimi professionisti che offrono aiuto in tal senso senza avere l’adeguata preparazione.

Millantare una laurea in psicologia, una specializzazione in psichiatria o qualsiasi altro titolo di studio senza possederlo è un reato, e qui non ci piove. Queste misteriose figure, però, spesso evitano questo grossolano errore e ingannano l’utente in modo molto più sottile. Come? E’ molto semplice: sfruttano la confusione e la disinformazione in cui l’utente viene normalmente lasciato.

Si presentano con nomi e qualifiche fantasiose, contenenti spesso parole inglesi che fanno sempre un po’ più figo, e il prefisso psico- che fa da zona franca e da terra promessa.

Nel migliore dei casi queste persone hanno seguito un corso, possiedono un attestato e hanno imparato alcune tecniche relative a determinati aspetti del benessere mentale, come ad esempio il rilassamento, la gestione dello stress, l’assertività, la comunicazione efficace. Non posseggono però una conoscenza sistematica, fondata e approfondita della psiche. Molto spesso questi corsi sono brevi, non richiedono e non forniscono alcuna formazione in psicologia.

Questo in pratica significa che tali figure, sempre nel migliore dei casi, pretendono di guidarvi in una città di cui conoscono soltanto una o due vie e di cui non hanno mai visto una cartina.

Noi psicologi studiamo all’università per 5 anni, prestiamo un anno di tirocinio assolutamente gratuito, sosteniamo un esame di stato: alla fine di tutto ciò, quanti di noi sono davvero sinceri con se stessi e hanno vero rispetto del proprio lavoro ancora si sentono piccoli di fronte all’idea di toccare la psiche sofferente di chi si fida di noi.

Come possono quindi farlo queste nebulose figure dotate di conoscenze come minimo scarse e frammentarie, quando non francamente campate in aria e prive di qualsiasi fondamento, non dico scientifico, ma almeno clinico?

Non sto dicendo che le promesse di questi operatori siano sempre ingannevoli, né che i loro interventi siano sempre fallimentari.

Sto semplicemente difendendo quello in cui credo di più, ovvero uno dei principi cardine della psicologia dinamica e della psicoterapia: ciò che conta è mettere l’utente di fronte a una conoscenza piena, sincera, senza zone d’ombra. Rispetto a sé, ma anche rispetto a cosa il professionista gli sta offrendo. Solo così potrà essere l’utente stesso a giudicare e scegliere ciò che vuole.

Infatti non esiste ancora una normativa chiara e definita che regolamenti il proliferare deliberato di queste pseudo-professioni: per questo è così importante informare i cittadini, affinché siano loro stessi a prendere il coltello dalla parte del manico e scegliere liberamente.

Visto che nessuno di noi ha uno scontrino con cui tornare da chi ci ha dato la vita e farcela sostituire se non ci piace, sapere da chi farsi aiutare per migliorarla diventa piuttosto importante.

 

 

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  1. Corso di formazione in facilitatori della comunicazione di 250 ore più 50 di tirocinio.
    corso per formatori della comunicazione 300 ore più 50 di tirocinio.
    Scuola quadriennale di counseling 580 ore di formazione d’aula, 70 ore di supervisionre
    100 ore di tirocinio.
    laurea triennale in scienze e tecniche psicologiche.
    Laureanda in psicologia clinica.
    Poi laboratori, seminari, corsi di specializzazione.
    Basta come curriculum per svolgere una professione come il counselor che da molti anni ormai in altri paesi d’Europa e negli USA è riconosciuta a pieno titolo?

  2. Mi sembra che tu ti sia risposta da sola, infatti alla fine hai sentito il bisogno di formarti come psicologa vera e propria. Ma se già è difficile tracciare un confine tra psicologo e psicoterapeuta, qual è la differenza tra psicologo e counselor?

  3. ci sono persone che sentono il bisogno di ascolto e di sostegno e che dentro di sè hanno le risorse per farcela, per superare le difficoltà. Il compito del counselor è aiutare l’altro a riscoprire quelle risorse e poter permettere a chi sta vivendo quella sofferenza/crisi di superarla,facendo leva sui suoi punti dio forza. Io lavoro nelle scuole, in ospedale, in centri educativi e ti assicuro che a volte bastano un paio di colloqui, non sempre è necessaria la psicoterapia. Non sempre ci troviamo di fronte ad una patologia, non sempre l’altro vuole scavare e mettere in discussione tutta la sua vita, non sempre chi abbiamo di fronte è pronto a fare un lavoro di discesa nel profondo. Credo che rispettare questi bisogni diversi non sia ingannare ma fornire il sostegno e l’aiutio che l’altro ci chiede.
    Detto ciò anch’io sulla mia strada ho incontrato e incontro tanti ciarlatani e venditori di fumo, ma tra questi c’è anche gente che è iscritta a pieno titolo nell’albo e parla di legno e di metallo che curano!
    Di terapeuti che hanno distrutto nel profondo i loro pazienti .
    Di psicologi che dicono di essere pscicoterapeuti senza aver mai fatto una scuola di psicoterapia!
    Io credo che con i “clienti”(Rogers) bisogna essere onesti dicendo chi sei, qual’è la tua professionalità, poi sta al cliente scegliere.
    Onestà è anche ricono scere con se stessi e con il cliente fin dove tu con la tua professionalità puoi operare ed accompagnare il cliente verso il professionista di cui ha bisogno(psicolterapeuta, medico, psichiatra…)qualora fosse necessario.
    Per far questo hai ragione tu è indispensabile la formazione,avere delle basi, riconoscere se ci troviamo di fronte ad una patologia, ad un problema che esula dal nostro intervento.Ti garantisco che nel percorso di counseling (almeno quello della mia scuola di formazione, e di tante altre serie e riconosciute nel panorama scientifico di riferimento) questo si fa.

  4. In queste cose che scrivi sono d’accordo con te.
    Non esiste solo la psicoterapia, un sacco di altri interventi in una varietà di setting possono essere utili, e l’iscrizione a un albo non basta a fare di uno un professionista serio.
    Bisogna avere il coraggio di chiarire a se stessi e all’utente i propri limiti, anche e soprattutto a scapito del proprio guadagno.
    Insomma, nel mio articolo non attacco la gente come te ma quelli che entrambe definiamo ciarlatani!
    Buon lavoro

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