Il conflitto tra razionalità ed emozioni: John Preston e Mary O’Brian

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Un film, in poco tempo e con grande efficacia, è in grado di veicolare significati profondi, e perfino di illustrare in modo chiaro concetti di psicologia anche molto complessi. Il fatto che si apprendano queste nozioni senza leggerle su un tomo specialistico non significa che non possano entrare a far parte del nostro bagaglio di conoscenza, diventando così strumenti attraverso cui possiamo leggere meglio la realtà che ci circonda.

Ciò è talmente vero che più di una volta, durante le lezioni universitarie di psicologia, allo studio e alla spiegazione di un determinato argomento il docente ha accompagnato la visione di un film sul tema.

In una serie di articoli vorrei quindi guidarvi alla scoperta di nozioni psicologiche utili nella vita relazionale di ognuno di noi, attraverso l’analisi di personaggi cinematografici.

NON SI TRATTA DI RECENSIONI di film, bensì dell’illustrazione di una coppia di personaggi. Solitamente ci saranno il protagonista e il suo complementare, senza il quale l’analisi del protagonista stesso sarebbe soltanto parziale: tutto l’universo funziona per coppie di opposti-complementari, essendo questi due concetti inseparabili.

Film: Equilibrium (2002)                      Equilibrium

Interpreti: Christian Bale e Emily Watson

Doppiatori italiani: Riccardo Rossi ed Eleonora De Angelis

Siamo in un futuro distopico in cui, in seguito alla catastrofe di una terza guerra mondiale scoppiata nei primi anni del ventunesimo secolo, si è instaurato un regime dittatoriale con sede nella città-stato di Libria.

Il solo caposaldo su cui si regge questo governo è l’eliminazione di ogni sentire umano, nella convinzione che le emozioni e i sentimenti siano la causa delle guerre: pur di evitare il ripetersi della catastrofe passata è necessario e giusto sacrificare anche la gioia, l’amore, la compassione e l’amicizia, per poter stroncare la rabbia, l’avidità, il dolore e l’invidia.

Il regime mette in atto la soppressione dei sentimenti distruggendo sistematicamente qualsiasi cosa capace della più piccola evocazione emotiva, e obbligando i sudditi ad assumere regolarmente un potentissimo psicofarmaco che li inibisce, il Prozium.

Così, a Libria sono bandite cose come i colori, i libri, la musica, la parola “papà”, l’arte, gli animali domestici e ogni forma di bellezza. Fuori da Libria, le rovine del mondo così come lo conosciamo sono chiamate “l’inferno” e sono oggetto di continue irruzioni da parte dei Cleric, un corpo di polizia che ha il compito di distruggere ogni oggetto proibito dal regime e di catturare e uccidere i ribelli, ovvero i “colpevoli di emozioni” che portano avanti una resistenza organizzata contro il regime.

Tra i Cleric di rango più alto c’è appunto John Preston, stimatissimo dai colleghi e dal regime per abilità, spietatezza e inflessibilità. L’uomo ha due figli ed è vedovo: quattro anni prima, infatti, sua moglie è stata arrestata e bruciata viva semplicemente perché amava suo marito, senza che tutto ciò suscitasse in lui la minima reazione emotiva.

Una mattina, John infrange inavvertitamente la fiala di Prozium che stava per iniettarsi e va al lavoro senza essersi impermeabilizzato alle emozioni. Lui e i colleghi fanno irruzione in casa della bella Mary O’Brian, ribelle, colpevole di emozioni e collaboratrice della resistenza, e la arrestano.

Dopo questo incontro, il protagonista continua di nascosto a non prendere il Prozium. Nei giorni successivi, il suo atteggiamento nei confronti delle regole che sono sempre state la sua ragione di vita diventa ambivalente, mentre il suo essere viene a poco a poco travolto da un angosciante trionfo di emozioni: il rimorso per la morte della moglie, il senso di colpa per le uccisioni da lui compiute in nome del regime, la tenerezza per un cucciolo di pastore bernese salvato nel corso di una retata… fino al pianto dirotto e liberatorio suscitato in lui da quello che è evidentemente il primo ascolto di un brano musicale in vita sua. E, ultima ma non ultima, l’attrazione invincibile per la donna che ha innescato in lui un totale capovolgimento interiore.

Quello che doveva essere un interrogatorio diventa una sottile battaglia in cui ognuno dei due protagonisti cerca di scoprire l’altro, e che vedrà lei sicura e vittoriosa, lui perdente e più confuso che mai di fronte alla frase che riassume il senso del film:

“Senza amore, senza rabbia e dolore, il respiro è solo un orologio che fa tic tac.”

Da qui in poi, l’orologio dello spettatore scandisce solo il ritmo della trasformazione del protagonista da eletto del corpo di polizia del regime in eroe della resistenza, in un pericoloso doppio gioco che potrete godervi senza il mio commento.

L’ambientazione fantascientifica del film è solo una metafora che ci parla di una situazione fin troppo reale. Ognuno di noi potrebbe trovarsi nella vita reduce da una “guerra mondiale” come quella che ha dato inizio alla vicenda del film: la fine di un amore, la morte di una persona cara, una forte delusione da parte di un amico.

Può essere grande, allora, la tentazione di instaurare dentro di noi un regime come quello di Libria: bandire tutti i sentimenti, mettere in circolo un antibiotico psichico pur di liberarsi dalla rabbia e dal dolore, pur di proteggerci da noi stessi e dal mondo.

Il nostro Prozium può essere il lavoro su cui ci buttiamo con tutte le nostre energie, le avventure sessuali senza significato, l’alcol o qualsiasi cosa ci aiuti a non pensare, a non sentire, ad allontanare l’accaduto dalla nostra mente e “non ricascarci”. Possiamo distruggere come oggetti proibiti tutti i ricordi che ci riportano all’accaduto, lasciando la nostra psiche come la cattedrale in rovina all’inizio del film.

Ma se pure non soffriamo più, nemmeno noi al posto di John sapremmo rispondere alla domanda di Mary: “Perchè vivi?”

La casa grigia, spoglia e impersonale come quelle Libria nella quale abbiamo traslocato il nostro cuore non è una vera casa, questa vita non è una vera vita.

Inevitabilmente incontreremo anche noi Mary: lei si nasconde (ma solo perché vuole essere trovata) in un nuovo amore, in un’amicizia, nei nostri figli, in tutto ciò che ci circonda, perfino nel tempo.

Arriverà quando meno la aspettiamo, oppure ci renderemo conto che è sempre stata di fronte a noi: a quel punto, lasciamo che questo incontro o questo ri-incontro ci cambi: interroghiamola e lasciamoci interrogare.

Allora, come il protagonista, ricominceremo a toccare il mondo senza guanti, torneremo a guardare fuori dalla finestra, ci emozioneremo guardando la neve che cade sulla Tour Eiffel in una boccia di vetro… in una parola, ci ribelleremo piano piano al regime che ci siamo auto-imposti.

Sarà doloroso, sarà pericoloso, sarà faticoso, sì, molto. Restare a Libria invece non sarà un rischio: sarà una certezza di essere condannati.

E alla fine, dopo aver tanto combattuto, potremo tornare ad amare, a sorridere e a fidarci della vita.

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