AMSTERDAM: IL VERO SBALLO E’ LA FESTA DELLA REGINA!

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Il 30 Aprile 2013 ad Amsterdam è una tiepida giornata di sole, per la fortuna dei due milioni di persone festanti che affollano le strade della città.

Ogni anno in questa data si festeggia il Koninginnedag, ovvero il Giorno della Regina, festa nazionale dei Paesi Bassi.

2Originariamente si chiamava Festa della Principessa ed era celebrata il 31 Agosto, infatti fu istituita nel 1885 in occasione del quinto compleanno della Principessa Guglielmina; il nome cambiò quando questa salì al trono; la data attuale è stata stabilita in seguito alla sua abdicazione e si riferisce al compleanno della sua erede Regina Giuliana. E’ stata mantenuta nonostante la morte di quest’ultima nel 2004 e l’ascesa al trono prima di sua figlia Beatrice nel 1980, e oggi di suo nipote Guglielmo Alessandro.

Infatti, se la Festa della Regina è ogni anno un evento strabiliante, oggi lo è ancora di più, perché coincide con l’incoronazione del nuovo re.

Fin dalla sera precedente scattano forti misure di sicurezza e restrizione del traffico intorno al centro e in particolare intorno a Piazza Dam, dove si trovano la cattedrale in cui si terrà l’incoronazione e il palazzo reale sul cui balcone, splendidamente infiorato per l’occasione, i reali terranno il discorso ufficiale. Una passerella coperta orlata da un centinaio di guardie in alta uniforme collega i due edifici.

L’immensa Piazza dei musei ospita spalti all’aperto con maxischermi per seguire la cerimonia, oltre a concerti e spettacoli per l’intera giornata: alcuni giungono fin dalla sera prima e campeggiano nel grande prato circostante per assicurarsi i posti migliori.

Ferve l’attività delle televisioni nazionali ed estere, con cronisti in giro per la città, una gigantesca torretta in Piazza Dam e telecamere sorrette da fili che sorvolano i luoghi di principale interesse come bianchi pappagalli legati al loro trespolo, pronti a ripetere in ogni casa ciò che vedono.

Io e mio marito usciamo intorno alle nove del mattino dal nostro albergo in periferia.

Giunti in centro, troviamo le strade più vuote di quanto ci aspettavamo. Cartacce e rifiuti in terra fanno pensare più ai postumi di una festa finita che ad un giorno speciale appena iniziato. Nel corso della mattinata, però, l’intera città si anima.

Fin dall’istituzione di questa festa infatti, per un giorno la vendita di merci per strada è libera da ogni regola: i bambini guadagnano qualche soldino con i loro vecchi giocattoli, la gente svuota le soffitte, le ragazze vendono i loro abiti usati, tanto i ristoranti quanto le persone comuni preparano banchetti con ogni sorta di spuntini e bevande. Tutta la città, nessun quartiere escluso, si trasforma in un immenso chiosco e in un mercatino delle pulci senza fine.

C’è chi ha allestito in modo artigianale giochi da baraccone come il tiro ai barattoli o il lancio delle uova, e offre anche piccole vincite di denaro a chi supera l’ardua prova; ragazze vestite in stile orientaleggiante offrono massaggi alla schiena su stuoie luccicanti; artisti soli o in gruppi, molti dei quali bambini o poco più, suonano e cantano con un cappello rovesciato ai loro piedi; tra vestiti, pezzi di antiquariato, libri, dipinti e ogni sorta di oggetti di uso quotidiano si possono trovare bicchieri di fragole con panna, cupcakes deliziosamente decorati, sontuose grigliate, piatti etnici delle più svariate provenienze, hot dog ad ogni angolo, dolci bacili di sangria e molto altro; c’è persino chi ha portato in strada alcuni vecchi divani, li ha sistemati in modo da ottenere una bella visuale su uno dei canali più pittoreschi e li “affitta” a un euro per cinque minuti, naturalmente attrezzato di timer; tutti i locali pubblici, ma perfino alcune case private mettono a disposizione il bagno dietro un pagamento più o meno piccolo.

La fantasia sfrenata con cui la gente di Amsterdam si inventa qualcosa da vendere è la stessa che ho visto animare le strade di Istanbul, ma la cultura incredibilmente imprenditoriale che sta dietro a questo singolare modo di festeggiare è squisitamente locale, ed è quella che ha reso Amsterdam la città più importante e ricca d’Europa, se non del mondo, per un periodo della sua storia.

Questa gente sa bene come fare soldi: tutti questi commerci caserecci sono poca cosa in confronto all’onnipresente merchandising legato alla Festa della Regina. Occhiali da sole con buffe decorazioni, bandierine, finti mantelli regali, vistose coroncine in carta o plastica di diverse fogge, cappelli arancioni, magliette arancioni, parrucche arancioni, collane di fiori finti arancioni e perfino intere tutine aderenti di licra arancione: oggi l’arancione è il re dei colori, alludendo al fatto che la casata reale è quella degli Oranje. Quasi non c’è una sola persona per strada che non indossi qualcosa di arancione. Per lo stesso motivo, qualche suddito particolarmente dotato di autoironia indossa anche un copricapo di pelo a forma di testa di leone, altro simbolo della casata reale.

Perfino i turisti, noi compresi, per non guastare questa chiassosa armonia cromatica portano qualcosa di arancione.

Accanto ai canali di sempre, verde cupo e fatti d’acqua, scorrono canali arancioni fatti di persone.

La gente balla anche per le strade, ai ritmi klezmer, afro, pop o vintage di concerti più o meno improvvisati.

I canali, poi, sono affollati di una miriade di barche private, stracariche di persone che danzano e salutano, fermandosi solo per abbassarsi quando la barca deve passare sotto un ponte.

Piazza Dam è impraticabile per tutto il pomeriggio, tanta è la folla che si accalca.

Nemmeno l’aria di Amsterdam è sgombra, ma è piena di musica di ogni genere, di voci che parlano lingue diverse, dei più disparati profumi di cibo, delle bolle di sapone sparate dai venditori ambulanti di pistole giocattolo, del fumo che si alza dai chioschi e del vento che spinge sole e nuvole ad alternarsi in una danza veloce.

La festa è la stessa nei sontuosi giardini delle ville e nei parchi pubblici, nelle piazze storiche e nei recenti quartieri dell’immigrazione, negli ampi viali del centro e negli stretti vicoli dell’antico quartiere ebraico, dove anche in un giorno come oggi qualcuno ha portato una ghirlanda di fiori bianchi ai piedi della statua di Anna Frank.

Donne nordafricane con il capo velato portano un boa di struzzo arancione attorno al collo; giovani ragazzi asiatici passeggiano allegri in gruppi, bardati di tutto punto in tema rigorosamente arancione; l’allegria di una sfilata di Hare Krishna ci contagia a tal punto che la seguiamo lungo Vondel Park: almeno la metà di loro indossa una bombetta arancione fosforescente che fa amichevolmente a cazzotti con le loro slavate tuniche senza tempo. Amsterdam è una città multietnica e (almeno) oggi tutti si sentono ugualmente olandesi.

A proposito di città multietnica, riusciamo inaspettatamente a gustare un ottimo caffè quando scoviamo un bar storico ancora oggi gestito dalla stessa italianissima, anzi toscanissima famiglia: in fondo ieri i kebabbari eravamo noi.

Naturalmente non manca chi si dissocia da questa euforia collettiva: un centro sociale esibisce enormi ritratti della nuova coppia regale con nasi rossi da pagliaccio e la scritta “monarchia furto legalizzato”.

E naturalmente non mancano gli eccessi, come i ragazzini di dieci anni che vendono shots alcolici, gli uomini ubriachi fin dal primo pomeriggio e l’incredibile quantità di rifiuti che ricopre i prati dei parchi e le strade.

Tuttavia, invidio i Nederlandesi perché tutti gli anni hanno questa festa. Milioni di persone in tutto il Paese che festeggiano i reali stanno dimostrando loro fiducia e chiedendo implicitamente che questa fiducia non venga tradita. Tutto questo clamore, per quanto allegro, folle, spensierato e festoso, responsabilizza i reali nei confronti dei loro cittadini.

Certo non è tutto oro quello che luccica, soprattutto con tutte queste coroncine di plastica in circolazione. Eppure, anche se solo per un giorno, anche se non era la nostra, abbiamo visto una meraviglia rara: una nazione unita.

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