LUCE E OMBRA I: IL CIGNO BIANCO E IL CIGNO NERO

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Un film, in poco tempo e con grande efficacia, è in grado di veicolare significati profondi, e perfino di illustrare in modo chiaro concetti di psicologia anche molto complessi.
In una serie di articoli vorrei quindi guidarvi alla scoperta di nozioni psicologiche utili nella vita di ognuno di noi, attraverso l’analisi di personaggi cinematografici.
NON SI TRATTA DI RECENSIONI di film, bensì dell’illustrazione di una coppia di personaggi.ninalily

Oggi voglio confrontarmi e confrontare chi mi legge con uno dei tempi più complessi in assoluto della nostra vita psichica: il rapporto con la nostra ombra. Tradizionalmente associato al male, alla bestia, al proibito, perfino al diavolo, il nostro cosiddetto “lato oscuro” è davvero solo questo?
Cos’è l’Ombra? Non pretendo certo di dirimere qui un concetto che Jung in persona, e non solo lui, ha lavorato praticamente per tutta la sua carriera a definire e approfondire. Solo qualche parola per tentare di rendere un briciolo di giustizia a questa parte di noi da sempre bistrattata.
L’Ombra è, in estrema e forse eccessiva sintesi, tutto ciò che l’individuo e la società sacrifica per il proprio buon funzionamento. Tutti dobbiamo fare delle scelte: non si può essere tutto e il contrario di tutto, una cosa non può essere giusta e sbagliata, bella e brutta, ammirata e disprezzata.
Reprimere alcuni intenti in favore di altri a cui teniamo di più è in gran parte una dinamica assolutamente sensata: rinunciamo alla nostra libertà di uccidere, rubare e truffare al fine di poter vivere tutti più tranquilli e sicuri; rinunciamo al nostro desiderio di fare sesso ad ogni occasione che si presenta con qualunque persona ci piaccia al fine di poter avere una relazione stabile e una famiglia; rinunciamo alla pazza idea di mollare tutto e vivere suonando la chitarra su una spiaggia di Rio nella speranza di ottenere una posizione di responsabilità in ufficio.
Spesso però rischiamo di buttare via per così dire il bambino insieme all’acqua sporca. Nella nostra Ombra, in ciò che più o meno consapevolmente, più o meno autonomamente decidiamo di ignorare in noi, c’è molto più che una serie di istinti meschini.
Nell’Ombra c’è quella voce che non ha peli sulla lingua e mette in dubbio ogni nostra certezza; nell’Ombra è acquattata quella rabbia che se potesse uscire dalla nostra bocca griderebbe “Basta!” alle costrizioni che subiamo in famiglia, alla relazione sentimentale che è ormai solo abitudine, ai compromessi scomodi a cui ci adattiamo per amor di pace; nell’Ombra ci aspetta quel sogno di quando eravamo bambini e tutto ci sembrava possibile, al quale credevamo di aver detto addio autoconvincendoci che un posto fisso in banca era la miglior cosa che potesse capitarci; nell’Ombra vive la persona che potevamo essere e non ce lo siamo permessi, chiunque essa sia; nell’Ombra chiacchierano impunemente tutti i “ma” e i “se” che riempiono di tante puntine il materasso del nostro sonno; nell’Ombra risuona quell’irresistibile risata che fa sembrare più piccolo tutto ciò che è la nostra vita.
L’Ombra è anche creatività, alternativa, irriverenza e domande a non finire. Se è un diavolo, è un diavolo bambino. Se ci fa del male, è lo stesso male che ci fa il dentista per curarci. L’Ombra è una parte di noi come ogni altra, ed è nostra alleata: siamo noi a rendercela nemica o a sentirla come tale.
Mi piace pensare che si chiami Ombra non tanto perché è oscura, ma perché ci segue sempre, a meno che non siamo noi stessi persi in un buio completo.
Vista la complessità dell’argomento, lo svilupperò nel corso di due articoli che ci poteranno alla scoperta di quattro affascinanti personaggi non solo cinematografici, ma anche teatrali e letterari.
Cominciamo affrontando la questione dal punto di vista femminile.

Film: Il cigno nero (2010)
Interpreti: Natalie Portman (Nina), Sarah Lane (Nina nella maggior parte delle scene di danza), Mila Kunis (Lily)

ATTENZIONE SPOILER: Se non avete ancora visto questo capolavoro, fatelo prima di leggere l’articolo, perché è indispensabile discutere di tutta la trama, e del finale soprattutto.

New York. Il direttore artistico Thomas annuncia alla sua compagnia di danza classica di voler mettere in scena il balletto “Il lago dei cigni” con una nuova protagonista.
Il ruolo principale richiede di interpretare sia Odette, la dolce e innocente principessa innamorata del principe Sigfried e vittima di un sortilegio malefico che solo una promessa di eterno amore può spezzare e che la trasforma in cigno bianco durante il giorno; sia Odile, la scaltra e maliziosa figlia del mago Rothbart, in parte cigno nero e in parte bellissima ragazza, la quale riesce a fingersi Odette agli occhi del principe e a sedurlo, sottraendolo all’altra e condannandola così a restare per sempre prigioniera dell’incantesimo di Rothbart.
Si prospetta quindi la grande occasione per la ballerina Nina, volitiva e autocritica ma allo stesso tempo molto infantile, che vive con una madre severa e morbosa, la quale la tratta come una bambina e la tiene sotto controllo anche in bagno e nella camera da letto, ancora rosa e piena di bambole.
Il giorno del provino Nina nota in metropolitana una misteriosa e attraente ragazza vestita di nero che, ignara di lei, compie esattamente i suoi stessi gesti come se fosse uno specchio, e che si rivela essere Lily, una nuova ballerina della compagnia.
Come afferma il direttore artistico, Nina risulta essere ideale nel ruolo del cigno bianco ma incapace di rendere la sensualità e la malizia del cigno nero. La sua tecnica è perfetta, ma manca di espressività e passionalità. Nonostante questo, Thomas assegna a lei la parte della protagonista, mettendola così alla prova come ballerina e come donna. Nel tentativo di scuoterla le rivolge anche improvvise e spicce attenzioni erotiche, ma Nina, nonostante l’attrazione che prova per lui, si chiude ancora più rigidamente in se stessa.
Poco dopo, Thomas decide di far provare il ruolo del cigno nero alla nuova arrivata Lily, sottolineando a Nina quanto l’altra interpreti magnificamente il ruolo di Odile.
Inizia allora per Nina un travagliato rapporto di amicizia e rivalità con Lily, dove realtà e fantasia, fatti e allucinazioni si confondono nella mente della protagonista, resa sempre più fragile dall’infrangersi delle sue certezze di fronte alla crescente tensione sul lavoro e all’intrigante collega.
La “realtà” della trama del film e la “finzione” della trama del balletto si intrecciano per Nina-Odette, Lily-Odile e Thomas, padrone del loro destino come Rothbart e conteso tra loro come Sigfried.
Una sera Lily “rapisce” Nina alla madre, la porta in discoteca e al ritorno resta in camera sua, dove le due ragazze hanno un rapporto sessuale nel quale finalmente Nina si lascia andare.
Il giorno dopo, però, quando Nina accenna a quanto è accaduto Lily cade dalle nuvole, afferma di aver passato la notte con un ragazzo conosciuto in discoteca e deride l’amica.
La protagonista, assalita dalla confusione, sente di stare sprofondando sempre di più nella pazzia e nella totale immedesimazione con il proprio personaggio.
Arriva la sera della prima esibizione. Dopo aver danzato la prima parte dell’opera nel ruolo di Odette, in camerino Nina vede Lily vestita da cigno bianco come lei, pronta a farle da sostituta se dovesse infortunarsi durante lo spettacolo, ma il timore che voglia rubarle il trionfo scatena in lei un improvviso raptus di violenza: ferisce a morte la compagna con una scheggia di specchio e nasconde il cadavere sanguinante in bagno. Poi entra in scena nel ruolo del cigno nero.
In una sequenza di fortissimo impatto visivo, Nina riesce finalmente per la prima volta a liberare il proprio cigno nero interiore in un’interpretazione prepotente e sublime. Il pubblico e Thomas la adorano. Appena dietro le quinte, Nina lo bacia davanti a tutta la compagnia.
Nel finale, Nina deve vestire di nuovo i panni di Odette che, perdente nella contesa con Odile per l’amore di Sigfried, si suicida gettandosi da una rupe.
In camerino, non trova più traccia del corpo di Lily e della grossa pozza di sangue di prima, ma sente il dolore di una ferita piena di frammenti di vetro sulla propria pancia. Mentre una macchia rossa si allarga sul suo corpetto bianco, Nina si precipita in scena e danza l’ultimo brano. Dopo un ultimo sguardo alla madre tra il pubblico, cade sul materasso posto dietro alla scenografia della rupe ed esala l’anima sussurrando a Thomas: “Ero perfetta.”

Gli ampi spazi concessi in questo film, in termini visivi e di sceneggiatura, al surreale e al paradosso lasciano molte possibilità interpretative.
La mia è che Lily non sia affatto una persona reale, ma una parte di sé che la protagonista, nel suo disagio psichico, rifiuta e proietta all’esterno, in una persona immaginaria, per poterla tenere lontana e separata. Questa parte è l’Ombra di Nina, della quale Lily incarna tutte le contraddittorie e complesse caratteristiche.
E’ evidente fin da subito quanto le due ragazze abbiano personalità diametralmente opposte: Nina, sempre vestita di bianco e rosa, affronta con severità se stessa e la vita, quasi si priva del cibo, non ha mai avuto esperienze sessuali e non riesce ad emanciparsi dal rapporto morboso con la madre; Lily, che veste sempre di nero, è scherzosa e sicura di sé, ambigua e schietta allo stesso tempo, è disinibita con gli uomini e libera nel suo godersi la vita.
Nina porta sempre un coprispalle per nascondere i graffi che si procura da sola sulla schiena nei momenti di rabbia e frustrazione contro se stessa, Lily nella stessa zona ha un grosso tatuaggio con due calle che ricordano anche due occhi aperti o due ali nere.
In Lily è la vita notturna con le sue intriganti opportunità, la sensualità e i piaceri, ma anche la spensieratezza, la giocosità e l’ironia. Lily, come Odile, inganna, prende in giro e scompiglia le carte in tavola, ma ha anche l’assoluta trasparenza e spontaneità di chi è perfettamente sicuro di sé nel presentarsi al mondo.
Nina, al contrario, non può permettersi di essere completamente se stessa a tutto tondo: schiacciata tra le pretese della madre e la propria ambizione, è spietata verso se stessa e si prende sempre terribilmente sul serio: non è in grado di giocare con la vita.
Fin dall’inizio primeggia tra le compagne nel suo talento e nella stima del direttore artistico, e sembra destinata a trionfare. Come ognuno di noi, però, Nina non può esimersi dal confronto con la propria ombra, Lily.
Lily possiede le qualità artistiche che mancano a Nina, ma quest’ultima non riesce a vedere in questo un’occasione di imparare qualcosa di nuovo, si chiude anzi sempre di più in un atteggiamento astioso, rigido e unilaterale.
In seguito, Nina e la sua Ombra riescono ad avvicinarsi fino a vivere una metaforica unione erotica: questo infrange in Nina il precedente blocco nei confronti della sessualità, ma al contempo con la sua forza innovativa troppo dirompente la sprofonda ancora di più nella confusione tra realtà e allucinazione.
E’ solo quando, uccidendo Lily, Nina riesce a esprimere la propria istintualità e la propria aggressività, che si apre finalmente in lei l’interrotto canale di comunicazione con tutto ciò che l’Ombra rappresenta, consentendole di interpretare alla perfezione il cigno nero.
Alla fine, però, uccidendo una parte così importante di sé Nina ha ucciso se stessa. Nina muore vittima del proprio perfezionismo. L’ambizione di essere perfetta, senza ombre (la sua l’ha pugnalata), assolutamente splendente come il suo candido costume sotto le luci del palcoscenico l’ha spinta fino a darsi veramente la morte per interpretare al meglio la scena del suicidio di Odette. Una sola esibizione perfetta vale la sua intera vita e anche la sua morte, sottraendola a un’esistenza e ad una carriera appena all’inizio e all’amore di Thomas che era ormai diventato possibile.
Il senso di tutto ciò è che ognuno di noi, per continuare a vivere, deve accettare di avere dell’Ombra in sé, di avere dei limiti e di non poter essere perfetto.
La nostra Ombra è a modo suo un’amica vera, come Lily per Nina, senza la quale il nostro atteggiamento unilaterale verso la vita diventa solitudine.

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